mercoledì 25 aprile 2012

Bum, bum...

Non so bene perché scrivo. Mi capita di fermare il cuore, a comando. Il corpo si sblocca. Il tempo si ferma anche se le lancette corrono. Provo a indossare l’i-pod per mettere in moto il torace che arranca. E scrivo. Qualcuno riesce a farlo in trance mettendo in fila parole a caso che alla fine, però, un senso ce l’hanno. La gente ci crede e compra le parole. Io non vendo un cazzo, lavoro e pago le tasse. Quindi scrivo. Il cervello ha le pareti viscide e poco ci si attacca, ormai. Di quel poco non ne rimane molto e me ne dispiaccio perché ogni tanto mi verrebbero in mente idee niente male ma che non scrivo e finiscono nei succhi gastrici. Spariscono. Nella merda, probabilmente. A proposito di pareti viscide: è buffo che ogni volta che devo fare una raccomandata non mi ricordo dove scrivere il destinatario e lo scrivente. Cioè mi confondo e se devo spedire tre raccomandate utilizzo sei cartoncini. Brutta storia. Poi c’è anche la dieta da fare. La forma del mio stomaco sta cambiando e non riesco a frenare la bocca che ingoia tutto ciò che, più o meno, è grande come un pugno. Guardo lo specchio e l’orrenda immagine riflessa che mi scruta incredula e piega il volto, il mio volto, verso il petto circondato di candidi peli. La ciambella del doppiomento è pornograficamente disturbante. Si sa il tempo passa e poco importa se il tempo è bruciato e continua a bruciare come una stupida, malsana, sigaretta. Al destino bisogna provvedere per tempo e non si può pensare di ficcarlo nel culo al mondo quando oramai si hanno seri problemi di erezione. Punti di vista. Ad avercene. Parlo spesso con persone che se ne guardano bene dal dire la propria. Non importa l’argomento. Che ne so: mi piace Francesco De Gregori. Niente. Ah vita, vita mia. Quante parole mi rimarranno tra le labbra il giorno in cui i miei occhi saranno vuoti? Chi potrà dire di avermi conosciuto veramente? E cosa potrò dire io di chi mi è stato vicino? Brutta storia. Bruttissima. Attraversare la piana del fucino mi mette sempre una sorta di malinconia addosso. Sarà la luce. Sarà la transumanza ovina e umana, male inguaribile di questa dura terra. Difficile a dirsi. Non interrompere il fluido, non fermarsi. Schizofrenia sulla tastiera. Non ti fermare. Non ti fermare. Pensa a delle immagini. Piedi nudi su pezzi di vetro. Flash sfocati destabilizzantii. Ovattati. Scrivi, per dio. Scrivi. Amore mio, non tollerare che il tempo ti sia scippato. Scrivi e ricorda. Scrivi, ricorda e corri. Tamburi e chitarra elettrica nelle orecchie. Alza il volume, scappa, scrivi e ricorda. La strada si consuma sotto le scarpe costose di imbrogli e interiora, la discesa è sempre più ripida e non riuscirai per sempre a schivare i platani adorni di fiori freschi e Polaroid. Scaglie impazzite tra lamiere, pianto e angeli neri incattiviti dal vuoto. Scrivi e sanguina. Dio non c’è. Non è mai esistio. Dio esiste nella testa ma non c’è nulla fuori dalle ossa incastrate del cranio. Il volume è alto e confonde le mani e i pensieri. Batto più forte i tasti della tastiera; lettere sotto i polpastrelli. Le capriole dei pensieri mi danno le vertigini e continuo a martellare sempre più forte, sempre più lontano, sempre più in fretta. La velocità mi abbaglia e distrae i ricordi che spariscono insieme al nero dei sogni. Un pozzo buio davanti a me costringe a dirottare i giri di valzer su altre distanze. Lontano. Lontanissimo da me. Da te. La chimica che si innesta nei nervi cambia l’aspetto delle cose, la consistenza dei colori. Mi sono perso ed è difficile tornare indietro. Aiuto. Aiuto, ma il grido rimbalza su pareti umide di vene e vermi gonfi. Guardo indietro ma soffro nel sentire gli odori e i riflessi di stanze che non ci sono più. Continuo allora a girare e a scrivere. A girare e a scrivere. Fab

sabato 31 marzo 2012

Panecaldo e tasse da pagare...

Lo scopo del viaggio è "amministrativo" in quanto ci sono pratiche da sistemare, prima fra tutte l'usucapione che da queste parti è famoso quanto la constatazione amichevole da noi. I tempi, qui, si dilatano e chi non va d'accordo con il tempo che si ferma rischia di impazzire. Alla faccia del Meteo.it il sole splende e i tornanti ci corrono incontro sorridendo. Ortona dei Marsi è come un contadino stanco sdraiato su un fianco. Il cappello a coprirgli il viso e le gambe stese e incrociate. Dormiamo qui stanotte in un B&B niente male ristrutturato come si deve e con il pavimento che si scalda.
Come immaginato oggi non ci saranno impegni, così pranziamo con amici e ceniamo con gli stessi amici del pranzo. Nel mezzo un partita di calcio in tv e raccomandazioni ai bambini. Un sentimento malinconicamente sdolcinato mi accompagna nel mondo dei sogni insieme a un bel noir scritto da Jean-Claude Izzo.
Il mattino, complice l'ora legale, ci sorprende meraviglioso. Odore di legna che arde e campane che suonano in lontananza. Decidiamo di fare una visita al paese che ci ospita. I vicoli sono quasi deserti e chi ci incontra saluta amichevolmente.
Gatti, tegole, strade strette, panni stesi e buon odore. Le bambine animano Ortona poi, dopo una curva, la torre. Resti di umanità e un bellissimo panorama.
Purtroppo i rifiuti e l'abbandono ci fanno l'occhiolino. Ripartiamo per la discesa con il gelo che aspetta dietro gli angoli in ombra e un sole caldo che all'iprovviso abbaglia.
La gita è finita. Incontriamo l'avvocatessa Panecaldo che ci mette al corrente che chi paga le tasse è un imbecille. Chiede 4.000 euro per l'usucapione. Che poi è una tassa.
Il sole stanco scende giù. All'orizzonte nuvole nere. La piana del fucino è sempre triste al ritorno. Fab

sabato 3 marzo 2012

un briciolo di fortuna...

ero già un veterano in quel posto, vicino ai 50, alla catena da undici anni, sempre al turno di notte, quando saltò su un giovanotto, biondo, svelto, pieno d'energia. mi disse una volta all'intervallo del caffè: -resterò qui al massimo un altro anno sto lavorando a un romanzo.- vent'anno dopo ho sentito che è ancora lì, e quel che è peggio, ha rinunciato a scrivere. certa gente si merita l'ottuso lavoro che odia. così tanti romanzieri dilettanti fanno mestieri così. ero anch'io uno dei tanti ma io in qualche modo sapevo che gli dei vigilano perciò ho sempre taciuto. e dire che miliardi di uomini continuano a non saperlo!
un briciolo di fortuna C. Bukowsky Dedicato a tutti quelli che non hanno mai smesso di sperare. Fab

sabato 11 febbraio 2012

Correva l'anno 1988...

Più che ricordi sono solo dei flash. Stavo passeggiando per il centro di La Spezia. La via era parzialmente occupata da uno stand del Gruppo Editoriale Fabbri. Una bella ragazza cercava di vendere "La seconda Guerra Mondiale. Una storia di uomini." e chi meglio di me poteva abboccare all'amo di due belle gambe in una città incattivita dalle divise? Acquistai quei libri e li spedii a casa insieme a una macchinetta per caffè espresso e cappuccino.Oltre a tutta quella mercanzia arrivarono anche una quarantina di bollettini postali che mi perseguitarono per diversi anni.
Era l'estate del 1988. Non sapevo ancora quale terribile piega avrebbe preso la mia vita, così iniziai a sbirciare il primo degli otto tomi. Dopo 24 anni, 3 traslochi, tante gioie e qualche delusione i libri sono ancora qui (un pò ingialliti...) che mi guardano speranzosi.
Tra gli autori anche Giorgio Bocca ed Enzo Biagi che non ci sono più.
E' anche per loro che lo scorso 13 Gennaio ho iniziato (ma per davvero...) il primo volume. A presto FAB

venerdì 20 gennaio 2012

Borse, accendini, sigarette e caffè...

Non ci vuole Crepet e neanche Alberoni per avere la conferma di quale abisso inconoscibile ci separa dall'animo femminile. Borsette piene di oggetti magici, di storie mai raccontate, di delusioni, di innamoramenti, di sacrifici, di pensavo che fosse e invece non è, di attese alla finestra, di attese al telefono, di speranze disilluse, di atterramenti all'ultimo round. E poi ancora chiavi che non aprono nessuna porta, accendini esausti, bigliettini da visita di chiromanti e astronauti, profumi d'oriente, antidolorifici, caramelle alla menta, pacchetti di sigarette pieni, pacchetti di sigarette vuoti, foto di ricordi, agendine con amori impossibili e appuntamenti quasi sempre mancati. Eccole lì, sedute al tavolino di un bar, col sole sul viso, un paio di stivali, sigarette, caffè e un abbraccio sempre sospeso. Questo micro-racconto, disegnato su un micro-taccuino è dedicato a chi si riconosce in queste quattro righe. E anche a chi no. A presto. FAB

domenica 1 gennaio 2012

Alba di un nuovo inizio...

Scorro, annoiato, le ultime notizie del 2011 e le prime del 2012. Muore Don Verzè; Sticazzi dice che era un grand'uomo, un santo. Un uomo a Roma perde la vita per i botti, mentre a Palermo un ragazzo, per la stessa ragione, non sa che fine abbia fatto la sua mano. Un soldato coreano, da una foto scattata, sembrerebbe essere altro quasi tre metri e una manciata di famose prostitute si abbronza al sole equatoriale. Nulla di nuovo. Meno male. Ho chiuso il 2011 con un funerale e credo che migliore metafora non era pensabile. Il nonno di Gisa ha lasciato le umane pene per un viaggio, a detta del prete, incredibilmente meraviglioso. A 24 ore di distanza non ci ha fatto sapere ancora nulla. Il nonno, non il prete. La predica ha rinverdito tante menzogne che ancora circolano tra le fredde e deserte mura delle chiese. Una su tutte: che il feto è vita umana e che dall'interno del grembo materno (il feto) è in grado di riconoscere le voci...non solo dei genitori ma addirittura dei parenti. Teoria suggestiva come suggestivi sono i (deboli) pilastri che reggono le religioni... Vi lascio un disegno. Dedicato a mio papà, che di viaggi non ne ha mai voluti fare. A presto. Fab P.s. Non faccio gli auguri per scaramanzia...

venerdì 16 dicembre 2011

Cartucce blindate per il mio fucile...

Il tema ricorrente, se non l'unico, dei film western è la vendetta. Ecco un buon film western è quel che ci vuole per combattere la crisi depressiva causata da questa irreversibile crisi economica. C'è un buono, c'è un cattivo e una mostruosa ingiustizia nel mezzo. Scorre tanto sangue perché proprio non se ne può fare a meno e comunque, alla fine della fiera, è il male minore. Fino a un certo punto, anche oggi, ci sarebbero gli ingredienti giusti per un ottimo western, ma... Ma? Ma non possiamo andarcene in giro imbracciando un lucido Winchester. Verrebbe da dire "peccato". A presto. FAB